Il progetto Alephactory, a different imprinting ideato e prodotto per Arti Grafiche Boccia spa nel 2010, si inserisce perfettamente nel modello di valorizzazione per la creatività urbana individuato a seguito del Tavolo Tecnico sulla Creatività Urbana, in modo specifico nell’ambito privato, nel rapporto tra artisti e aziende. Alephactory è stato sviluppato su un’ampia facciata metallica dello stabilimento aziendale per omaggiare i cinquant’anni dell’azienda tramite una rielaborazione della lettera “B” (iniziale e logo aziendale) ed ha visto, inoltre, anche la preparazione di tele conferite alla collezione dell’azienda e di cento copie serigrafate autenticate da artista e notaio a bordo macchina.

Gli street artisti coinvolti sono stati nove, provenienti da sei ACU Associazioni per la Creatività Urbana differenti: Alessandro Etnik Battisti (ACU Artefacto), Francesco Zentwo (ACU Forme Urbane), Antonello Macs Piccinino (ACU Friends), Vincenzo Caktus Mastroiorio e Maria Checchia (ACU Kaleidos) Alberto Made Capozzi (ACU Ologram), Domenico Pencil Acampora, Gianluca Zeus40 Caputo e Aldo Opium Oliviero (ACU Thinks).

La preziosa collezione di tele è andata quindi ad implementare gli spazi degli uffici dell’azienda e da esse sono state ricavate cento stampe ciascuna firmate dagli artisti con autentica notarile destinate ai dipendenti e ai clienti. Per la realizzazione delle stampe è stato inaugurato un nuovo modello di macchina per la stampa, Komori, appena installata e con un certo orgoglio negli stabilimenti salernitani.

Con INWARD, Arti Grafiche Boccia ha quindi compiuto una scelta strategica che ha avuto una risonanza notevole: un progetto in linea con la mission dell’Osservatorio sulla Creatività Urbana e con lo stile aziendale, favorendo il lavoro e la promozione del lavoro dei migliori creativi urbani italiani e mantenendo ben alto il livello della ricerca della qualità e dell’eccellenza di produzione.

Per raccontare la storia di un’azienda di antica tradizione, ma anche la storia dell’evoluzione dei processi tipografici e di stampa, è stata allestita una mostra presso la Biblioteca Nazionale di Napoli: “La Fabbrica delle Lettere”, supportata dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le teche della Biblioteca sono state svuotate del loro ordinario contenuto per accogliere fotografie, sketch e tele realizzate dagli artisti; di fianco a strumenti tipici di un cantiere creativo sono stati accostati caratteri mobili, stampe e fòndite della collezione dei caratteri.

L’intero progetto è stato raccontato nel volume “Alephactory – Arti Grafiche Boccia per la creatività urbana”, con i contributi di Orazio Boccia, presidente di Arti Grafica Boccia, la prefazione del Presidente della Commissione Cultura di Confindustria Alessandro Laterza, un saggio di Mauro Giancaspro, direttore della Biblioteca Nazionale del Palazzo Reale di Napoli, e un saggio di Luca Borriello, direttore ricerca INWARD Osservatorio sulla Creatività Urbana. Il catalogo è disponibile anche sulla piattaforma ISSUU qui.

«Il cuore di quest’iniziativa di cultura e di impresa – scrive Alessandro Laterzasta nel ricordarci la dimensione specifica della piccola e media impresa come progetto di vita. La promozione del marchio aziendale viene rovesciata in una sollecitazione creativa ad un’ideale comunità di artisti. L’esperienza d’impresa viene tradotta in emozione visiva trasferita anche a chi attraversa l’area industriale. Il racconto azienda poi viene incastonato nella narrazione del progetto artistico. Questo ci ricorda che per chi produce beni c’è sì una bellezza intrinseca all’apparato produttivo, ma ci può essere anche l’idea di coltivare un germe di bellezza che genera una produttività diversa” […] “Variazioni mnemoniche sul tema della “B” – conclude Mauro Giancaspro – “B” come Boccia, naturalmente, ma anche “B” come biblioteca come istintivamente e assai poco congruamente penserebbe per deformazione professionale un bibliotecario. “B” di book per un appassionato libraio inglese. Ma anche e ancora – perché no? – assai più congruamente, “B” come Bauhaus, la grande scuola – laboratorio di Walter Gropius».